Presa a botte di capocchia nella vagina

Una vita monotona
Sono una ragazza ordinaria: università, lavoro, fidanzato dal liceo. Non ho mai fumato una canna e l’unica volta che ho bevuto un bicchiere di birra mi sono talmente ubriacata da non aver avuto il coraggio di rifarlo. Insomma, se dovessi cercare una parola chiave per descrivere interamente la mia vita sarebbe “NOIA”.

Anche il mio ragazzo è la quintessenza della noia, con il suo lavoro da ufficio e il suo calcetto una volta a settimana. Anche il sesso me lo concede una volta a settimana, sempre alla missionaria e raramente mi concede di mettermi sopra.

La sua giustificazione è che così non riesce a controllarsi, la verità è che se con la missionaria ci mette cinque minuti, con tutte le altre arrivano a stento a due minuti. Mi sono quindi abituata a questo sesso fatto di apertura di gambe, due colpetti e orgasmo suo.

Non ho neanche mai provato a masturbarmi, completamente disinteressata dal discorso, fino a quando è arrivato un nuovo responsabile in ufficio: Roberto, che mi ha subito attratto con i suoi modi virili e un profumo forte, inebriante e talmente intenso da attaccarsi ai miei vestiti.

Era davvero una strana sensazione, ritrovarmi a bagnare le mutandine dopo una rapida conversazione con Roberto come mai mi era capitato prima.

Pensavo di avere problemi di scarsa lubrificazione ma a quanto pare era un problema circoscritto al mio fidanzato. Sempre più spesso Roberto si fermava a parlare con me, approfittando di una pausa caffè o dell’ultimo pettegolezzo del reparto e io accoglievo questi momenti con gioia e un briciolo di eccitazione.

Mi sono ritrovata ad alzarmi dalla sedia e a sorprendermi nel vedere una macchiolina bagnata. Come poteva un uomo provocarmi tutto quel desiderio improvviso?

Un desiderio che nemmeno io credevo di poter provare? Ero persa in questi pensieri quando Roberto interruppe la mia immaginazione e mi chiese se ero libera una di quelle sere per uno straordinario.

Spesso avevo accumulato ore in più al lavoro, nel tentativo di guadagnare una promozione ma era da un po’ di tempo che non me ne chiedevano. Ho subito pensato fosse una tattica perciò ho risposto con un sorriso largo e il migliore dei miei sguardi. Certo che ero libera, libera in tutti i sensi.

Addio noia, benvenuto al piacere
La prima cosa che ho fatto appena tornata a casa è stato lasciare il mio fidanzato. Ha pianto, si è arrabbiato ma non ho provato alcuna emozione, chiaro segno che non provavo più nulla. Dopo aver chiuso questa storia mi sono sentita leggera come una nuvola e desiderosa di provare ciò che non avevo mai provato prima.

Poche sere dopo ero lì in ufficio a risolvere alcune questioni e del mio sexy responsabile non ce n’era traccia. Possibile che dovessi fare solo uno straordinario e basta? Per fortuna mi sbagliavo.

Una mano mi accarezzò la spalla e io sussultai per lo spavento. Roberto era in piedi dietro di me che mi guardava con desiderio, mentre la sua mano scendeva a stringermi un seno. Non ebbi il tempo di dire nulla visto che la sua lingua si fiondò nella mia bocca e io mi lasciai andare a un bacio sensuale che mi accese tutti i sensi.

Scavavo nella sua bocca, desiderosa di possederne fino all’ultimo centimetro. In poco tempo mi ritrovai a 90 sulla scrivania, mentre Roberto mi abbassava le mutandine e si fiondava a leccarmi in profondità. Sentivo la voglia scorrermi lungo le gambe e l’ho pregato a lungo di scoparmi violentemente proprio lì.

Non so come uscissero quelle parole dalla mia bocca ma mi sentivo terribilmente sconcia e maiala. Roberto si strusciò a lungo sul mio sedere, facendomi gridare dalla voglia ma finalmente slacciò i pantaloni e me lo mise subito dentro. Che goduria!

Finalmente conoscevo il sesso! Tutti quegli anni passati a pensare di essere anormale, frigida o asessuale. Invece il problema non ero affatto io! Ero presa a botte di capocchia nella vagina e mi piaceva da morire. Roberto spingeva duro e pompava selvaggiamente, sembrava volesse spingermi dentro anche le palle e io gridavo così forte da dovermi tappare la bocca con la mano. Sentivo un calore incandescente farsi largo dalla mia vagina fino a scoppiare del tutto in mille pezzi.

Ero venuta, finalmente conoscevo come era fatto un orgasmo. E ne volevo sempre di più. Mi alzai e lo spinsi sulla sedia, mi misi a cavalcioni e cominciai a dimenarmi come una pazza. Le sue mani premevano il mio sedere e mi sculacciavano. Non mi sembrava vero di vivere un’esperienza da film porno.

Sentivo che il suo orgasmo era vicino, non ce la faceva più. Le vene del suo collo erano incredibilmente gonfie e quando mi fece un cenno mi inginocchiai per leccare ogni goccia del suo sperma. Rimanemmo abbracciati per lungo tempo, fino a quando mi rimisi le mutandine e ritornai al lavoro, stavolta aiutata da lui. Sapevo che avrei fatto molti più straordinari da ora in poi.

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